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Per la prima volta nelle aziende convivono quattro generazioni diverse: un mix di età che porta con sé valori, esperienze e aspirazioni differenti. Un gap generazionale che la rivoluzione digitale non ha fatto altro che accrescere.
Dopo tante discussioni e un iter travagliato durato diversi anni, il 15 luglio 2022 è entrato definitivamente in vigore il Codice della crisi di impresa e dell'insolvenza (CCII). Nelle intenzioni del legislatore, la normativa raccolta in un testo unico dovrebbe disciplinare tutte le situazioni di crisi e di insolvenza e, allo stesso tempo, semplificare la gestione di numerose condizioni di difficoltà, al di là della natura del debitore e dell'attività svolta.
Nei prossimi anni il passaggio generazionale dovrà essere affrontato dal 50% delle aziende italiane e diventerà ancora più problematico in considerazione di alcune caratteristiche delle piccole e medie imprese, quali la struttura dimensionale organizzativa e la marcata connotazione familiare.
Non c’è che dire, in questi ultimi dieci anni (2008/2018) ogni imprenditore ha avuto importanti cambiamenti nella gestione della sua impresa. Uno in particolare è legato al rapporto con gli istituti di credito ed in particolare con l’aumento del rapporto tra il costo del denaro e le spese bancarie, basato su meccanismi di attribuzione di un “merito creditizio”, unitamente a tutte le difficoltà per avere accesso al credito (finanziamenti, mutui, affidamenti, ...).