Il ritratto dell’imprenditore del XXI secolo

Quali sono le capacità dell'imprenditore del XXI secolo?

La capacità di vedere oltre

“Se avessi chiesto ai miei clienti cosa avessero voluto, mi avrebbero risposto: un cavallo più veloce”. Con queste celebri parole Henry Ford, fondatore di una delle maggiori case automobilistiche mondiali, ha descritto forse meglio di ogni altro la natura dell’imprenditore. La sua essenza, la sua forza, il suo slancio vitale. Perché ciò che caratterizza la figura dell’imprenditore, il personaggio più evasivo e complesso fra quelli che agiscono nel gran teatro dell’economia, va ricercata innanzitutto nella sua attitudine visionaria e creativa. Chi è, infatti, l’imprenditore se non chi riesce non solo a prevedere il futuro, ma anche a inventare quello stesso futuro, definendo scenari innovativi e contribuendo così alla crescita dell’economia e allo sviluppo dei Paesi? Chi è l’imprenditore se non chi scruta l’orizzonte in cerca di un’opportunità di crescita e intuisce prima degli altri dove andranno i mercati, anche quelli che non esistono ancora?

La capacità di concretizzare la visione

Questa figura, così sfuggente e refrattaria a ogni tipo di definizione, capisce quando è necessario cambiare rotta e battere strade diverse per arrivare alla crescita, quando deve entrare in nuovi mercati o spingersi laddove il mercato non c’è ancora. E il passo successivo è la capacità operativa, la capacità di trasferire nella realtà questa visione strategica. Perché gli imprenditori sono sì persone visionarie e creative, ma anche razionali e concrete. Come afferma lo studioso Robert L. Schwartz: “L’imprenditore è essenzialmente un visualizzatore e un attualizzatore. Egli visualizza qualcosa, e quando l’ha visualizzata sa esattamente come farla accadere”. Gli imprenditori devono avere una visione del futuro e allo stesso tempo saper concentrare le loro energie per agire nel contesto socioeconomico, sfruttandone le opportunità e conseguendo risultati immediati.

Le caratteristiche personali

Ma quali sono le doti personali e le attitudini che aiutano gli imprenditori a costruire e gestire con successo le loro organizzazioni? Sicuramente la capacità di saper prendere decisioni in condizioni d’incertezza e la propensione al rischio sono requisiti indispensabili. Requisiti che implicano, a loro volta, coraggio, autocontrollo e fiducia in se stessi. Una grande personalità, doti analitiche e organizzative e una spiccata capacità di interagire con i diversi tipi di persone sono altri tratti distintivi che possono contribuire in massimo grado a determinarne il successo. Se da un lato spetta a lui, solo a lui e a nessun altro, la costruzione di una visione del futuro chiara e lungimirante, dall’altro egli capisce che per il successo della sua organizzazione il concetto di “lavoro di squadra” e la creazione di un team motivato e brillante sono fattori cruciali. Questo non vuol dire ridimensionare il suo ruolo, ma semplicemente prendere di petto la realtà – come del resto fa da sempre l’imprenditore – e affrontare con coraggio le grandi sfide imposte dai nuovi paradigmi economici. Sfide che per essere fronteggiate e vinte richiedono un nuovo modo di fare impresa, una nuova imprenditorialità; nuovi modelli organizzativi e decisionali in grado di coinvolgere tutti i livelli dell’azienda. Perché se la visione non si può delegare, per tutto il resto è importante farsi aiutare.

L’azienda come sistema complesso

In un Paese dove la propensione a mettersi in proprio è maggiore che altrove, gli stessi imprenditori italiani – come rivela il Rapporto Biennale “Imprenditori, geni dello sviluppo” del Centro Studi di Confindustria pubblicato nel 2016 – concordano nell’affermare che dall’inizio della crisi fare business è diventato molto più complesso e sono cambiate le stesse abilità e attitudini richieste dalla PMI. Prima la cosa più importante era la capacità di assumersi dei rischi, oggi invece la priorità è saper innovare e reinventarsi di continuo. Un tempo le doti di comando erano considerate come uno dei pilastri su cui si costruiva il successo dell’azienda e vigeva il mito dell’imprenditore che traccia la strategia nella solitudine della stanza dei bottoni, mentre adesso quello che conta davvero è la propensione al lavoro di squadra e alla gestione di un team. Così com’è cambiata la scala di priorità nell’attribuzione delle funzioni secondo quanto affermato dagli stessi imprenditori intervistati. Se in passato al primo posto vi era la conoscenza del processo e del prodotto seguita dalle relazioni con i clienti, oggi in cima alla scala troviamo il commerciale, la comunicazione, il brand, la rete dei fornitori e le capacità amministrative.

Ritratto dell’imprenditore prima e dopo la crisi del 2008

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*Grafico tratto dal rapporto Biennale “Imprenditori, geni dello sviluppo” del Centro Studi di Confindustria 2016.

Naturalmente all’imprenditore sono sempre richieste doti fuori dal comune e una grande personalità: tratti indispensabili per continuare ad alimentare quello che a tutti gli effetti è il protagonista, nonché l’eroe dell’economia moderna. Un eroe che per restare tale deve aprirsi e fronteggiare nuove esigenze, nel segno di una maggiore agilità e flessibilità mentale e organizzativa.

Nei fatti l’imprenditore moderno non può più essere solo un uomo concentrato su una singola funzione aziendale, ma deve essere in grado di coniugare una visione strategica sicuramente fuori dal comune con delle abilità gestionali in tutte le principali aree aziendali. E siccome i mercati cambiano continuamente e con una velocità molto superiore al passato, questo presuppone un’altra caratteristica fondamentale dell’essere imprenditore: il coraggio di cambiare.

Cambiare i prodotti, cambiare i processi produttivi, cambiare i modelli distributivi e questa è forse la più grande difficoltà da fronteggiare.

Come affermò l’economista e saggista Peter Drucker: “Questo definisce l’imprenditore e l’imprenditorialità: l’imprenditore cerca sempre di cambiare, reagisce al cambiamento e lo sfrutta come opportunità”.

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