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L’internazionalizzazione

Negli ultimi anni l’internazionalizzazione ha rappresentato per molte imprese italiane un’opportunità di sviluppo ed espansione del proprio business. Ma se aprirsi ai mercati esteri è una sfida manageriale dalle enormi potenzialità, per farcela senza troppi rischi è necessario il sostegno di professionisti del settore. Un supporto che si rivelerà altrettanto strategico e vincente per il rilancio dell’azienda sul mercato nazionale.

Esiste un numero crescente di imprese italiane che, di fronte alla stagnazione del mercato nazionale e al congelamento dei consumi domestici, ha deciso di guardare avanti e di affrontare la sfida dell’internazionalizzazione: una sfida manageriale che riserva enormi potenzialità e che rappresenta una straordinaria opportunità di sviluppo, di trasformazione e di espansione del proprio business per tutte quelle aziende che vogliono continuare a crescere.
Perché, in un mercato che non conosce più confini e che si muove nella globalizzazione, la proiezione internazionale e l’export non rappresentano più una semplice scelta, ma una processo inevitabile e una condizione fondamentale per il futuro di molte PMI. Un’opportunità, una scommessa, che hanno compreso sempre più manager e imprenditori pronti, se non lo hanno già fatto, a traghettare le loro aziende oltre i confini nazionali. E tra i mercati esteri su cui si concentrano maggiormente questi sforzi gli interlocutori privilegiati del Made in Italy sono i Paesi europei, primi tra tutti la Germania e la Francia. Stati che risultano particolarmente appetibili per la loro vicinanza geografica e culturale e per la solidità delle loro economie. Investire e aumentare la propria presenza e competitività in Paesi come la Francia e la Germania significa, infatti, entrare in mercati con un significativo potenziale di crescita. La Russia merita invece un discorso a parte: perché se da un lato il paese guidato da Vladimir Putin è noto per apprezzare oltremodo lo stile e la qualità di tutti i prodotti italiani, dall’altro i rapporti tra l’Europa e la Russia sono ancora molto tesi. I governi dell’Unione Europa hanno, infatti, deciso di prolungare fino al 31 gennaio 2016 le sanzioni contro il Cremlino e la risposta di Mosca non si è fatta attendere: la proroga di un anno dell’embargo su gran parte dei prodotti agroalimentari provenienti dai Paesi dell’Ue, dagli USA, ma anche da Canada, Norvegia e Australia. Tuttavia queste misure restrittive sono destinate ad essere abolite e, dunque, questa situazione pesa sull’interscambio tra Italia e Russia solo in una prospettiva di breve periodo. Mentre, nel medio e lungo termine, la Russia rappresenta un partner commerciale ideale, con un mercato in enorme espansione e dalle straordinarie potenzialità, verso il quale non è mai troppo presto volgere lo sguardo, adottando una visione strategica e lungimirante.
Tuttavia ogni PMI, prima di prendere la strada dell’internazionalizzazione e gettarsi così nella competizione globale, dovrebbe porsi la seguente domanda: come presidiare nuovi mercati senza correre troppi rischi? Come adeguare l’azienda ai mercati esteri? In definitiva, come affrontare e vincere la sfida dell’internazionalizzazione?
Secondo uno studio condotto da IMD Amrop su un campione di un centinaio di aziende di medie dimensioni, solo il 9% dei capi azienda intervistati si ritiene pronto per la globalizzazione e ciò nonostante la maggior parte di queste imprese si sia già aperta ai mercati esteri. Un dato che spiega da sé come la vocazione all’internazionalizzazione possa rivelarsi un’arma a doppio taglio, con le sue insidie e i suoi ostacoli, per tutte quelle imprese che decidano di oltrepassare i confini nazionali senza la necessaria preparazione. Perché, per essere competitivi all’estero e saper cogliere le opportunità offerte dai nuovi mercati, le PMI devono dotarsi delle opportune competenze e strategie, possedere gli strumenti adeguati e le strutture necessarie, così come sviluppare uno specifico capitale umano ed economico. Per questo diventa fondamentale l’esperienza e il know how che solo i professionisti del settore possono offrire. Mai come in queste situazioni, infatti, risulta strategica e vincente una vera e propria attività di consulenza che sappia valutare al meglio le condizioni operative ottimali per l’ingresso dell’azienda su nuovi mercati e, insieme, sia in grado di individuare le strategie e i mezzi più efficaci per garantire il suo successo all’estero.
Per la PMI ritagliarsi uno spazio sui mercati stranieri significa, innanzitutto, avere una visione chiara del contesto in cui si decide di operare, delle dinamiche di settore e dello scenario macroeconomico, e tutto ciò si traduce nella capacità di studiare, organizzare e gestire il proprio intervento all’estero. Il processo di internazionalizzazione richiede skill incredibilmente più ampie rispetto a quelle necessarie per operare sul mercato domestico: comprendere questa differenza è essenziale per affrontare la sfida del mercato globale senza inciampi. L’obiettivo di fondo alla base dell’attività di consulenza a supporto delle aziende in via di globalizzazione è quello di adattare e rimodellare l’impresa alle esigenze dei mercati stranieri. Tutto ciò significa che nuove competenze e strumenti devono diventare parte del Dna aziendale, che bisogna modificare la struttura organizzativa e i modelli di business, così com’è necessario sviluppare una mentalità orientata alla globalizzazione e, allo stesso tempo, comprendere i codici e le norme del nuovo scenario operativo. Solo così le PMI possono affermarsi sui mercati esteri, concretizzando l’enorme potenziale rappresentato dal Made in Italy grazie alla promozione di prodotti di qualità a prezzi concorrenziali e, insieme, sfruttando le loro ridotte dimensioni per superare in velocità e agilità le grandi aziende.
Ma affrontare con successo la sfida dell’internazionalizzazione significa anche vincere un’altra scommessa: vale a dire, ritornare a crescere all’interno dei confini nazionali. Perché il business estero non compromette in alcun modo lo sviluppo del mercato domestico: al contrario, la vocazione internazionale e l’export rappresentano un’esigenza fondamentale per la ripresa del sistema produttivo italiano e per il futuro delle nostre imprese. L’errore che ancora oggi compiono molte aziende è quello di abbandonare i mercati locali, come se guardare oltre i confini domestici implicasse di per sé l’allontanamento dal proprio Paese. In realtà, l’attività di consulenza a sostegno dell’internazionalizzazione si rivela una variabile altrettanto strategica per la crescita e il rilancio dell’azienda sul mercato interno. Perché le stesse competenze e gli stessi strumenti adottati dall’impresa per favorire la sua ascesa all’estero, si dimostrano particolarmente efficaci e capaci di tradursi in azioni concrete e specifiche per recuperare quote di mercato anche in Italia. Di fatto, il supporto della consulenza di direzione consente alle aziende di sfruttare al massimo le potenzialità dei diversi contesti operativi, favorendo il corretto bilanciamento tra mercato interno e mercato estero e, contestualmente, garantendo l’acquisizione di una posizione competitiva su entrambi.